36) Merleau-Ponty. Verso una nuova idea della ragione?.
Maurice Merleau-Ponty (1908-1961) ritiene che l'essere vivente
debba essere compreso partendo dal rapporto privilegiato che la
coscienza ha con il corpo e dall'essere apertura al mondo, impegno
nel mondo. Egli interpreta poi la libert come il luogo dei
condizionamenti e delle possibilit, dei rapporti di comunicazione
e anche di solidariet.
Anche nel campo della politica c' la minaccia dello scacco, a cui
si contrappone la speranza marxista. Purtroppo per il marxismo si
 realizzato solo in un paese.
M. Merleau-Ponty, Prface a Sens et non-sens, [Senso e non senso],
Gallimard, Paris, 1948, traduzione italiana di P. Caruso, Il
Saggiatore, Milano, 1967, pagine 21-23.
Dall'inizio del secolo, molti libri importanti hanno espresso la
rivolta della vita immediata contro la ragione. Hanno detto,
ciascuno a suo modo, che mai le sistemazioni razionali d'una
morale, di una politica, o anche dell'arte, avranno valore contro
il fervore dell'istante, l'esplodere d'una vita individuale, la
premeditazione dell'ignoto.
Bisogna credere che non  tollerabile all'uomo affrontare a lungo
la sua volont singola: tra questi ribelli, gli uni hanno
accettato senza condizioni la disciplina del comunista, altri
quella di una religione rivelata, e i pi fedeli alla loro
giovinezza hanno distinto la loro vita in due zone; come
cittadini, mariti, amanti o padri, si comportano secondo le regole
d'una ragione alquanto conservatrice. La loro rivolta s'
localizzata nella letteratura o nella poesia, trasformandole ipso
facto in religione.
E' senz'altro vero che la nuda rivolta  insincera. Appena
vogliamo qualcosa o prendiamo a testimone gli altri, ossia dal
momento in cui viviamo, noi implichiamo che il mondo, in linea di
principio, sia d'accordo con se medesimo, e gli altri con noi.
Nasciamo nella ragione come nel linguaggio. Sarebbe per
necessario che la ragione a cui s'arriva non fosse quella che si
era lasciata con tanto strepito. Sarebbe necessario che
l'esperienza dell'irragionevolezza non fosse semplicemente
dimenticata. Sarebbe necessario formare una nuova idea della
ragione.
[...].
In politica, infine, l'esperienza di questi trent'anni ci obbliga
anche a evocare il sottofondo di non-senso su cui si profila ogni
impresa universale, e che la minaccia di scacco. Per generazioni
d'intellettuali, la politica marxista  stata la speranza, perch
in essa i proletari e, tramite loro, gli uomini di tutti i paesi
dovevano trovare il modo di riconoscersi e di riunirsi. La
preistoria stava per finire. Una parola era stata detta che
attendeva risposta da quell'immensa umanit virtuale da sempre
silenziosa. Si stava per assistere alla novit assoluta di un
mondo in cui gli uomini contassero. Ma, essendosi realizzata solo
in un paese, la politica marxista ha perduto fiducia nella propria
audacia, ha abbandonato i propri strumenti proletari riprendendo
quelli della storia classica: gerarchia, obbedienza, miti,
disuguaglianza, diplomazia, polizia. All'indomani della guerra, si
poteva sperare che lo spirito del marxismo, sarebbe riapparso, e
che il movimento delle masse americane si sarebbe collegato alla
rivoluzione russa. Quest'attesa viene qui espressa in alcuni
studi. E' noto com'essa sia stata delusa e come si vedano ormai
contrapposte un'America quasi unanime nella caccia ai rossi, con
le ipocrisie che la critica marxista sta svelando nella coscienza
liberale, e una Unione Sovietica che considera come fatto compiuto
la divisione del mondo in due blocchi e come inevitabile la
soluzione militare, non conta su nessun risveglio di libert
proletaria, anche e soprattutto quando arrischia i proletariati
nazionali in missioni di sacrificio.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 367-368.
